UN ATTO DI CORAGGIO

domenica 13 febbraio VI dopo l’epifania

Leggendo il brano di Vangelo proposto in questa domenica (Mt 12,9-21) fa riflettere con quanta decisione il Signore Gesù affronta una situazione di grande sofferenza umana.

Infatti pur di non trascurare il bene dell’”uomo che aveva una mano paralizzata” il Cristo è pronto ad affrontare il rifiuto da parte dei farisei che si concretizza nella decisione di “farlo morire”.

 Quale indicazione autorevole viene a noi cristiani di oggi e alla Chiesa intera sopratutto di fronte a tante situazioni di ingiustizia che sono all’origine della crisi in cui vivono molte famiglie?

 Questa Parola del Vangelo quali scelte ci chiede?

 Se ne possono individuare almeno tre:

  1.  L’atteggiamento coraggioso di Cristo nei confronti dell’uomo dalla mano paralizzata indica anzitutto che a Dio sta a cuore la verità ed è pronto a tutto, perfino alla morte, pur di smascherare le ipocrisie. Non è raro sentire evocare la questione morale. Giornalisti, politici, imprenditori e dipendenti, preti e sindacalisti invocano di continuo un rinnovamento etico e morale. In realtà molte di queste parole non hanno riscontro perché prevale un modo di pensare e, quindi, di vivere, dove si è indifferenti ad ogni norma etica. Ancora peggio: si cerca di far passare l’idea che un conto è la vita privata, dove ognuno può fare quello che vuole senza nessun riferimento alla norma morale, e un conto è la vita sociale e pubblica dove si finge di essere moralmente ineccepibili e degni di credibilità. Il racconto evangelico invoca il coraggio di scegliere fino in fondo a favore di chi è maggiormente nella necessità e, per questo, chiede di compiere scelte di sobrietà personale e sociale.

  2. Ma c’è un secondo aspetto che emerge dal Vangelo di oggi che è anche la 30° giornata della solidarietà. Il Signore Gesù chiede a noi suoi discepoli e a tutta la sua Chiesa di scegliere a favore della liberazione dell’uomo. Oggi il male dell’uomo ha nomi quali, prepotenza, raggiro, privilegio, prevaricazione del capitale a scapito della dignità della persona. In qualche modo, a partire dagli stili di vita quotidiana dovremo cominciare ad educare che l’uomo viene prima del capitale, che i bisogni reali precedono il superfluo, che i diritti accompagnati da un profondo senso del dovere non possono che avere la meglio rispetto all’affermazione prepotente, che il bene comune chiede di abbattere inutili privilegi e che la verità solo ha valore come metodo di relazione sociale e non forme più o meno velate di imbroglio.

  3. Il percorso fin qui compiuto ci conduce a domandarci nuovamente cosa vuol dire vivere la solidarietà? Si tratta anzitutto di recuperare la centralità delle relazioni interpersonali e comunitarie vivendole all’insegna di uno stile di vita il più possibile gratuita imparando ed educando a vedere i bisogni degli altri e arrivando a sentirsi tutti responsabili di tutti.

don Mauro

 
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