PERCHE’ NON OGGI?

domenica 20 febbraio VII dopo l'epifania

In queste domeniche i racconti evangelici offrono la relazione di alcuni miracoli compiuti da Gesù. Oggi, in particolare, sono due i segni compiuti da Cristo: la guarigione miracolosa di due ciechi e la liberazione dal potere del demonio di un uomo muto.

Per quale motivo si insiste così tanto sulla presentazione di segni miracolosi? E perché non tutti coloro che cercano il miracolo ne escono guariti? Soprattutto, molti si chiedono, perché oggi non succede più?

A parte il fatto che non è vero che oggi non accade più, ma il dubbio incrina molto spesso il cuore umano giungendo, a volte, alla negazione della presenza di Dio nella storia e, nel migliore dei casi, all’indifferenza.

Una scrittrice francese arriva a concludere: «Avevo sempre pensato che a paragone dell’eternità questo mondo non contava nulla; contava, invece, poiché l’amavo, ed era Dio, d’un tratto che non aveva più presa: era dunque evidente che il suo nome, per me, ormai non copriva più che un miraggio ... Non lo negai per sbarazzarmi di qualcuno che m’incomodava: al contrario, mi accorsi ch’egli non interveniva più nella mia vita e conclusi che avevo cessato di esistere per me». (Simone de Beauvoir, Memorie di una ragazza per bene).

Anche di fronte all’obiezione più che legittima viene in aiuto la pagina evangelica. Infatti il Signore Gesù non guarisce immediatamente i ciechi senza la loro consapevole partecipazione, ma nel momento in cui i due implorano di essere guariti: «Gesù disse loro: “credete che io possa fare questo”».

Nell’attimo in cui i due rispondono liberamente e consapevolmente «sì, o Signore”, accade la guarigione,» avviene cioè l’incontro tra l’uomo che cerca nella verità il volto di Dio e Dio che con passione ma anche nel rispetto della libertà cerca l’uomo. Infatti si legge: «Allora toccò loro gli occhi e disse: “Avvenga per voi secondo la vostra fede”».

Qual è il vero e quotidiano miracolo da tutti percettibile e sperimentabile? Il premo nobel per la pace nel 1961, Dag Hammarskjöld (1905-1961,) ci offre in modo diretto la risposta: «Tu azzardi il tuo sì ... e percepisci un senso. Tu ripeti il suo sì ... e tutto prende senso. Quando tutto ha senso, come puoi vivere altro che un sì?»

Quanto più decidiamo di affidarci a Cristo, tanto più comprenderemo che la nostra vita sperimenta quella salvezza che genera pace. Ma perché questo accada una decisione ci è chiesta: ascoltare, meditare, contemplare la Parola, cercare e vivere tempi e ore con questo Cristo di Dio. E’ nella prospettiva delineata che vorremmo, nella prima settimana della prossima Quaresima, offrire gli esercizi spirituali a tutte le parrocchie della Comunità pastorale perché, rinnovando il nostro incontro con Cristo, Parola del Padre, abbiamo a ritrovare quella pace che placa le continue insoddisfazioni.

Una preghiera ci può accompagnare in queste settimane di attesa:

«Guidami, luce gentile tra l’oscurità che mi avvolge.

Guidami innanzi, oscura è la notte, lontano son da casa.

Dove mi condurrai? Non te lo chiedo, o Signore!

So però che la tua potenza m’ha conservato al sicuro

da tanto tempo e so che ora mi condurrai ancora,

sia pure attraverso rocce e precipizi,

sia pure attraverso montagne e deserti,

sino a quando sarà finita la notte». (H. Newman)

 

don Mauro



 
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