NEANCH’IO TI CONDANNO

domenica 27 febbraio penultima dopo l'epifania

Nel dialogo conclusivo tra Gesù e la “donna sorpresa in adulterio” si respira un reale e pacificante senso di libertà. Infatti il Cristo dopo aver dibattuto con “gli scribi e i farisei” arriva a concludere, rivolgendosi, alla donna” «neanch’io ti condanno; va e d’ora in poi non peccare più».

Di fronte a torti subiti, a contrapposizioni violente, a sensazioni che non rispondono alle attese e perfino a reazioni più o meno istintive cresce una tendenziale incapacità a perdonare, ad offrire all’altro un’ulteriore opportunità di riscatto. Prevale l’atteggiamento di chi dice: «devo far valere le mie ragioni!». Oppure con enfasi si afferma anche: «chi sbaglia deve pagare!». Purtroppo questa logica va impoverendo non solo le nostre potenzialità relazionali ma anche l’accoglienza della verità cristiana.

Infatti a riflettere con attenzione sul racconto evangelico la donna non viene scusata in quanto adultera ma il gesto di perdono dice anzitutto chi è Dio. Il volto di Dio che si svela nel racconto è quello di un giudice che non sottovaluta il peccato ma offre a chi è caduto nell’errore l’opportunità di riscatto. Nel momento in cui Gesù afferma «neanch’io ti condanno» invita immediatamente la donna a «non peccare più».

E’ per questo che il racconto, pur nella sua drammaticità, immette nel nostro cuore un respiro di pace e di libertà. Il Cristo di Dio dona una straordinaria occasione di libertà sia alla donna che ai farisei che la conducono da Lui per accusarla e cioè con i gesti e le parole costringe gli uni e gli altri a riconoscere che nel cuore e, quindi, nell’agire di ogni uomo c’è la dimensione della fragilità che diventa facilmente peccato. Dove peccato è rottura di quell’armonia delle origini che rende gli scribi e i farisei giudici inflessibili e la donna adultera nei confronti dello sposo.

L’esperienza vera della libertà sta tutta nell’accogliere il Signore Gesù nelle nostra vita non solo perché non toglie nulla della nostra umanità ma ancor più perché guarisce anche quella parte malata a causa dell’orgoglio, dell’incapacità a mantenere fede al dono dell’amore e a causa di molte altre scelte che si presentono invitanti e liberanti ma in realtà innescano una serie di insoddisfazioni che conducono ad oscurare la bellezza della vita.

E’ in questa prospettiva che vi offro, a conclusione, una bella preghiera che apre il cuore ad una libertà che sa accogliere e fare posto all’altro.

E’ la preghiera scritta dal gruppo giovani della Comunità pastorale che ha vissuto una intensa esperienza di vita comunitaria negli scorsi giorni:

Grazie Signore perché allontanandoci dalle nostre sicurezze ne abbiamo trovata una più grande.

Grazie perché abbiamo capito che da soli si é, ma non si vive.

Grazie per avere aperto il nostro cuore ed averci insegnato a fidarci.

Grazie per questa settimana che voglio chiamare di "famiglia insieme".

Grazie per averci fatto capire che finché non spieghi le ali non puoi provare il brivido e l'emozione del volo.

Grazie Signore per averci dato affetto e amore di nuovi fratelli e sorelle.

Grazie Signore perché ci hai fatto capire che forse sono proprio le piccole cose che ci rendono felici.

Guardaci Signore mentre ringraziamo, mentre ricordiamo l'esperienza di questa nostra comunità.

Grazie perché come la vita degli Apostoli con Gesù la nostra settimana é stata in Te.

In questa settimana ci hai insegnato il significato di chiesa e la bellezza di credere nella tua parola.

Grazie per la semplicità coraggiosa di essere cristiani insieme.

don Mauro

 
<< Inizio < Prec. 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 Succ. > Fine >>