Vivere la fede oggi

8 maggio - III domenica di Pasqua

Nei racconti delle apparizioni di Gesù dopo la Pasqua, accanto all'esperienza della gioia e dell’entusiasmo, affiora anche l'atteggiamento del dubbio. Ad esempio i due di Emmaus sfogano la loro delusione dicendo: «noi speravamo che fosse lui a liberare Israele». Luca nello stesso racconto annota: «ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo».

Oggi come in ogni tempo della storia cristiana la fede comprende il passaggio del dubbio.

Senza la pretesa di dare una descrizione esauriente è utile evidenziare due "inciampi", cioè dubbi che, se non vengono riconosciuti, potrebbero impedire di giungere all'atto pieno e pacificante di fede.

  1. La prima situazione dove il dubbio rischia di non evolversi verso l'incontro è una scorretta idea che tra scienza e fede non solo non è possibile un vero dialogo ma vi è una contrapposizione. In alcuni casi l'incomprensione sfocia in vere contrapposizioni ma per l'uomo l'esito è l'indifferenza.

    Come affrontare questo modo assai diffuso di pensare?

    Non c'è altra via se non riproponendo di continuo la novità di Gesù morto e risorto dove Dio ci viene incontro in quanto Dio.

    Il teologo Hans Urs Von Balthasar ricorda che “il Dio che si immanentizza con Gesù Cristo nel mondo non si può, a partire da quest'ultimo, né costruire né postulare. Viene esperito come pura grazia”. Lo stesso teologo dice: "il verbo incarnato è venuto nella sua proprietà, dunque non va semplicemente in terra straniera, bensì in un paese di cui conosce la lingua: non soltanto l'aramaico galileo che il bambino impara a Nazareth, ma più a fondo la lingua della creatura in quanto tale..."

    Non resta che riconoscere come Gesù non è una verità immaginata ma la verità, perché Egli presenta in forma sperimentabile Dio, cioè il Padre.

  2. Un secondo dubbio che può degenerare in forme di sincretismo è meno evidente ma diffuso. Molti sociologi riconoscono come vada crescendo la domanda religiosa. Spesso questa domanda non si orienta alla fede in Gesù morto e risorto, ma in un moltiplicarsi di sette dove Bibbia, psicologia, mito, magia, teorie scientifiche e astrologiche danno vita a forme pseudo religiose spesso integraliste e portate a spersonalizzare l'adepto.

    Come reagire a queste forme?

    Senza dubbio rinnovando l'impegno per una catechesi sistematica e partecipata dai giovani e dagli adulti e, contemporaneamente, accogliere quanto un vescovo dei paesi più scristianizzati d'Europa suggeriva: «pensare a trasformare le nostre comunità parrocchiali in luoghi di fraternità, di aiuto reciproco, di calore, di speranza».

    In poche parole, è urgente personalizzare l'annuncio del Vangelo anche attraverso il diffondersi della lettura meditata della Parola di Dio in piccoli gruppi di base.

Concludendo vale la pena ascoltare la testimonianza di un gruppo di giovani che scrivono al loro vescovo dopo la conversione di un amico ai testimoni di Geova: «Anni fa abbiamo vissuto un periodo nel quale abbiamo posto le basi di una vera scoperta della nostra fede. E' vero, giocavamo insieme, discutevamo, ma pregavamo insieme, senza renderci conto perché era naturale. Poi abbiamo iniziato con semplicità e ignoranza a fare alcune cose, poi ci siamo accorti che potevamo fare di più. Poi ci siamo visti bravini, ma potevamo essere ancora più bravi. Insomma, potevamo essere dei super cristiani che facevano tutto e bene in parrocchia e anche fuori... Ora, per fare bene ci voleva tempo e così abbiamo inizialmente rinunciato ad ogni minimo tempo libero e poi abbiamo sostituito i nostri incontri o momenti di preghiera con varie cose da fare. E siccome queste cose si facevano in parrocchia, era un po' come pregare. Ora abbiamo capito che non siamo felici quando facciamo tante cose per il prossimo se esse non sono fondate su un intimo rapporto con Dio e con chi più ci sta vicino. Forse stavamo facendo gli adulti».

don Mauro

 
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