LA REALTA’ DELLA VITA

domenica 10 aprile V di Quaresima

Quando ripensiamo ad alcuni fatti che accadano nel mondo, a volte, siamo presi da sconforto, da una sorta di “pessimismo collettivo”. E immediatamente ritornano alcuni interrogativi costantemente sollevati dalle pagine evangeliche delle domeniche quaresimali: dove stiamo andando? quali certezze sanno orientare la nostra vita?

Potrebbe insinuarsi l’idea che tutto è realizzabile e che tutto può essere comandato dalla nostra mente. In realtà è il momento in cui nasce un dubbio ancora più tremendo descritto così dal filosofo Kirkegard: «la possibilità sembra così all’uomo sempre più grande ... inizialmente è come se tutto fosse geniale, ma questo è proprio il momento in cui l’abisso ha inghiottito l’uomo”».

Più esplicitamente accade che l’uomo sembra perdersi e cerca qualcosa di più originale e definitivo. Non basta la fede della donna Samaritana perché è ancora embrionale. Anche la fede del cieco dalla nascita, pur esprimendo un percorso di ricerca sofferto e contrastato, non basta perché non è ancora avvenuta la purificazione dalla morte. Siamo allora all’incontro di Gesù con la morte dell’amico Lazzaro. Il racconto del Vangelo non è “straordinario” perché Lazzaro viene risuscitato da morte ma perché è segno della vittoria definitiva sulla morte che Cristo stesso otterrà al’uomo attraverso il fatto della sua morte di croce.

Siano all’interrogativo cruciale e cioè: “qual’è il senso più vero di questo segno?

Attraverso la sua vicenda di Passione e di Morte e attraverso ogni vicenda di passione e morte umana il Cristo ci interpella perché abbiamo a giungere al punto drammatico e al contempo pacificante della nostra professione di fede che risponde positivamente alla Parola detta a Marta e Maria: “io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me anche se muore vivrà: chiunque vive e crede in me non morrà in eterno”.

La vera risposta emerge allora nella persona di Gesù Cristo che attraverso il suo morire si fa definitivamente vincitore della morte perché il crocifisso è risorto.

A fronte di un così esigente incontro ci è data la consegna espressa molto bene, alcuni anni fa, dal card. Martini: «... ai nostri giorni l’annuncio integrale della speranza cristiana è ancora più urgente e necessario. Una larga fascia di uomini e di donne rifiuta oggi l’annuncio di questa risurrezione e vita per poi ricorrere a surrogati, quali le dottrine della reincarnazione o le dottrina esoteriche di un vago disperdersi nel flusso cosmico. Cultura della vita significa annunciare al mondo che “Gesù stesso è vita”. Anzi, chi crede in Gesù neppure “gusterà la morte” (Gv 8,52), cioè non sarà sconvolto dalle sue amarezze perché ha già la vita che dura sempre, la vita stessa di Dio che non può morire.»
Avviandoci verso la Settimana Santa con il racconto della risurrezione di Lazzaro siamo accompagnati a riscoprire che l’unica vera origine della nostra speranza è che Cristo ha vinto la morte e perciò l’eternità per noi è realtà già da ora, una realtà che va verso il suo compimento.

don Mauro

 
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