“Signore da chi andremo”

14 agosto 2011 - IX dopo Pentecoste

Nell’avvicinarsi del Congresso Eucaristico nazionale di Ancona del prossimo 3 settembre è utile continuare la lettura del messaggio dei Vescovi dove si rilegge l’icona biblica individuando il legame fra l’Eucaristia celebrata e l’Eucaristia vissuta.

don Mauro

3. “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. Il testo giovanneo rivela che Gesù è pane disceso dal cielo per la vita secondo una doppia modalità: non solo come pane eucaristico, ma anche come pane della Parola di Dio. Nella celebrazione eucaristica, questi due modi di presenza del Signore prendono la forma di un’unica mensa, intrecciandosi e sostenendosi mutuamente.

Basti qui citare sant’Agostino, che così si rivolgeva ai “catecumeni” (o iniziandi) alla preghiera: “L’Eucaristia è il nostro pane quotidiano, ma dobbiamo riceverlo non tanto per saziare il nostro stomaco, quanto per sostentare il nostro spirito… Anche quello che vi predico, è pane; e le letture che ogni giorno ascoltate nella chiesa sono pane quotidiano, e gli inni sacri che ascoltate e recitate, sono pane quotidiano”.

Con la Costituzione conciliare Dei Verbum, ripresa dalla recente Esortazione post-sinodale Verbum Domini, la Chiesa si è prodigata perché la Parola di Dio fosse portata con abbondanza al cuore delle celebrazioni liturgiche e in una lingua percepita dal popolo con immediatezza.

Aiutare a scorgere in Gesù, Parola e pane per la vita quotidiana, la risposta alle inquietudini dell’uomo d’oggi, che spesso si trova di fronte a scelte difficili, dentro una molteplicità di messaggi: è questo l’obiettivo posto al cuore del cammino verso il Congresso Eucaristico. L’uomo ha necessità di pane, di lavoro, di casa, ma è più dei suoi bisogni. È desiderio di vita piena, di relazioni buone e promettenti, di verità, di bellezza e di amicizia, di santità ...

Prima delle tante iniziative, che spesso affaticano e frammentano l’azione pastorale, è necessario ricuperare anzitutto l’andare e lo stare con Gesù, credendo nella sua Parola e mangiando il pane dato da lui stesso. Troviamo qui il punto nevralgico del movimento di attrazione che il Risorto esercita dall’interno della celebrazione eucaristica. Qui anche noi veniamo attirati nel dinamismo della donazione che Gesù ha fatto di sé al Padre, animando la sua intera esistenza fino alla morte in croce per i suoi e per tutti, e manifestando la sua bellezza e forza di trasfigurazione nella nostra esistenza quotidiana.

Non è un caso che Benedetto XVI richiami il rapporto tra liturgia e bellezza del Mistero celebrato: “La bellezza della liturgia è parte di questo Mistero; essa è espressione altissima della gloria di Dio e costituisce, in un certo senso, un affacciarsi del Cielo sulla terra… La bellezza, pertanto, non è un fattore decorativo dell’azione liturgica; ne è piuttosto elemento costitutivo, in quanto è attributo di Dio stesso e della sua Rivelazione”.

Dall’unità di Parola di Dio ed Eucaristia nasce così un atteggiamento contemplativo, in grado di dare “forma eucaristica” ai contenuti della vita quotidiana: il senso di gratitudine per i doni di Dio, la coscienza umile della propria fragilità, la capacità di accoglienza e di relazioni positive con le persone, il senso di responsabilità nei confronti degli altri nella vita personale, familiare e sociale, l’abbandono in Dio come attesa e speranza affidabile.

4. Riscoprire l’unità di Parola ed Eucaristia significa tenere aperta la celebrazione alla vita quotidiana, tanto nella contemplazione quanto nell’azione. L’agire che ne consegue è soprattutto la testimonianza, l’evangelizzazione, la missione. Usciamo dalla Messa cresciuti nella fede e più responsabili. Scopriamo così il volto missionario della tematica congressuale.

Sappiamo quanto i cristiani siano riconosciuti e apprezzati come uomini e donne di carità, esperti di umanità, socialmente solidali, anche da quelli che non frequentano la vita della comunità cristiana. Nello stesso tempo, la presenza cristiana nella società rischia di non essere presa in considerazione, quando addirittura non viene contestata, come testimonianza di Dio, di Cristo Risorto, di vita eterna e di valori soprannaturali.

Siamo consapevoli e preoccupati del fatto che oggi si sperimenti una “distanza culturale” tra la fede cristiana e la mentalità contemporanea in tanti ambiti della vita quotidiana. Tuttavia, abbiamo compreso che questa distanza non ha da essere considerata con fatalismo, ma al contrario come sollecitazione per scelte incisive nel nostro modo di essere cristiani. Rientra in questa prospettiva l’opzione di coltivare in modo nuovo e creativo la caratteristica popolare del cattolicesimo italiano. “Popolarità” non significa una soluzione di basso profilo, ma la scelta di una fede che si fa presente sul territorio, capace di animare la vita quotidiana delle persone, attenta alle esigenze della città, pronta a orientare le forme della coscienza civile.Una sfida in particolare — confermata negli Orientamenti pastorali per il decennio, Educare alla vita buona del Vangelo, — intende raccomandare e incoraggiare la declinazione del tema eucaristico: l’agire pastorale deve concorrere a suscitare nella coscienza dei credenti l’unità delle esperienze della vita quotidiana, spesso frammentate e disperse, in vista di ricostruire l’identità della persona.

PREGHIERA UNIVERSALE

Dio provvidente, ascoltaci!

  • Per il Papa e i Vescovi che parteciperanno in questi giorni alla Giornata mondiale della gioventù, perché sappiano parlare al cuore di giovani provenienti da tutto il mondo e facciano intuire la bellezza della vita cristiana, preghiamo.
  • Per i giovani della nostra Comunità pastorale che incontreranno il Papa Benedetto XVI a Madrid nei prossimi giorni insieme ai giovani provenienti da ogni parte del mondo, perché radicati in Cristo scelgano di vivere il Vangelo nel quotidiano, preghiamo.
  • Per i fratelli che si sentono abbandonati e perseguitati, perché, affidandosi al Signore, possano ritrovare gioia e speranza: preghiamo.
  • Per noi, che abbiamo conosciuto la bontà e la misericordia di Dio, perché sappiamo diffondere la luce del Signore che salva: preghiamo.
 
<< Inizio < Prec. 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 Succ. > Fine >>