Consigliare ... INSIEME

26 giugno - II dopo Pentecoste

Nel prossimo mese di ottobre le nostre comunità parrocchiali saranno chiamate a rinnovare il Consiglio pastorale. Avremo modo di riprendere le motivazioni che sostengono l’importanza di condividere la responsabilità dell’annuncio del Vangelo, soprattutto nel nostro contesto storico. Ma già da ora è indispensabile raccogliere una domanda che è stata formulata da molti e cioè:

con le comunità pastorali cambia il ruolo del Consiglio pastorale?

Si potrebbe rispondere che il ruolo del Consiglio pastorale non cambia ma si evolve proprio tenendo conto della nuova modalità di presenza pastorale sul territorio.

In concreto alcune attenzioni di fondo e alcune scelte pratiche sono così descrivibili:

1. Abbiamo più volte ripetuto, per usare la felice espressione del Beato Giovanni Paolo II, che la Chiesa è casa e scuola di comunione.
In pratica questo significa dare concretezza al Vangelo dove si dice che Cristo prega il Padre perché i «suoi siano una cosa sola».
E l’esplicitazione di questa preghiera è lo stile con cui i primi cristiani vivono: «erano un cuor solo e un’anima sola e ciascuno condivideva quanto possedeva...». I nuovi Consigli pastorali dovranno allora esplicitare questa comunionalità e cioè il camminare insieme che è Eucarestia vissuta.

2. Inoltre, ed è la seconda urgenza, il rinnovo dei Consigli interpella laici e preti sulla modalità con cui condividere la responsabilità nell’annuncio del Vangelo. Se da una parte è ormai il tempo per i preti di uscire da forme desuete di autoritarismo, ai laici è chiesto di uscire alla scoperto per essere costruttori di unità e di comunione.
In questi mesi non trovo termine migliore per tradurre tale percorso se non ripetere che è tempo di lavorare insieme. Il termine è tutt’altro che banale perché dice come gli uni sono chiamati ad ascoltare le ragioni degli altri mettendo al bando ogni forma di autoreferenzialità, che nella maggior parte delle volte nasconde fragilità personali, di gruppo e timore a prendere il largo fiduciosi dell’amore di Cristo per l’uomo.
Un pizzico in più di entusiasmo e di disponibilità non guasterebbe nelle nostre parrocchie e tutto tornerebbe a vantaggio di una crescita di luoghi dove sarebbe piacevole stare insieme e condividere attenzioni e fraternità vicendevoli.

3. Le ragioni di fondo si traducono in una scelta pratica che è rappresentata dal passaggio dai Consigli Pastorali Parrocchiali ai Consigli di Comunità Pastorale.
Per la nostra realtà significa costituire un Consiglio unitario capace di rappresentare tutte e sei le parrocchie ma anche rappresentativo di tutte le età della vita comprese quella giovanile e quella adulta.
Nonostante questa scelta sia importante non è però la finalità del rinnovo. Infatti come si esprime la presidente dell’Azione Cattolica milanese: «Ai fini dell’evangelizzazione e della cura della fede il cambiamento più rilevante rimane quello a livello culturale e sociale. Siamo di fronte a una società più anziana, interculturale e pluralistica.
La società sta cambiando e la Chiesa deve essere in grado di cambiare e rinnovarsi insieme ad essa».
E conclude ricordando la caratteristica decisiva di un consiglio nella Chiesa che è di ...«operare un continuo discernimento, quindi comprendere alla luce del Vangelo le trasformazioni che stiamo vivendo».

4. In tale prospettiva ogni scelta pastorale non potrà che nascere dal confronto e dalla consultazione del Consiglio pastorale che affiderà al cosiddetto “direttivo” (cioè preti ed eventualmente religiosi e laici a tempo pieno al servizio della pastorale) indicazioni e scelte per la cura dell’annuncio nel nostro territorio. E’ compito del responsabile della Comunità pastorale, il quale non può che vivere e agire in comunione, dare attuazioni alle linee comunemente individuate.
Tutto questo potrà crescere se ciascuno, laico o prete, imparerà a sentirsi non il protagonista della salvezza dell’umanità ma lo strumento docile all’agire dello Spirito.

E’ realistico? E’ realizzabile e con tale modalità?
Nella logica mondana forse insorgono molte perplessità ma nella logica evangelica non solo è possibile ma è la conseguenza inevitabile di una vita nello Spirito.

don Mauro

 
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