Gesù in persona si accostò ...

5 giugno - VII domenica di Pasqua

E’ inevitabile, soprattutto di fronte alla situazione sociale ma anche ecclesiale, fare ogni tanto un sereno ma coraggioso esame di coscienza. Mentre meditavo sul racconto dei due che da Gerusalemme scendono verso Emmaus emergeva un interrogativo ben preciso e capace di suscitare questo esame di coscienza: qual è il peccato più ricorrente per un discepolo che vive in modo appassionato la ricerca di Dio?

Nella vicenda evangelica emerge come l’atteggiamento che affatica l’esperienza credente è la delusione e lo sconforto. Oggi come ieri il discepolo può entrare in una situazione conflittuale perché, pur avendo fatto esperienza di Cristo, al tempo stesso prende atto della distanza della realtà in cui vive da tale esperienza.

Di fronte ad alcuni fatti di cronaca non può che emergere prepotente l’interrogativo sul perché di tale complessità e, a volte, brutalità.

Come mai tanti uomini e donne, nonostante siano battezzati e forse anche sinceramente credenti si trovano nella stessa rassegnazione dei due discepoli?

Il rischio, quando la delusione prende il sopravvento, è di perdere la gioia dell’incontro con il Risorto con la conseguente mancanza di coraggiosa testimonianza.

Il percorso evangelico indica però anche una via di uscita ben precisa che emerge dalla rilettura dell’incontro tra il Cristo e i due in cammino. In sintesi si possono individuare tre tappe:

1. “Mentre discorrevano e discutevano Gesù in persona si accostò...” Il primo passo è quello di coltivare un cuore libero e pronto a lasciarsi incontrare dal Cristo Risorto. Se ci mettiamo davanti a Lui con questa libertà si impara a vedere nel suo volto un volto vivo, capace di ascoltare e di suscitare confidenza e di attenuare sconforto e delusione. In altre parole il Vangelo ci chiede di abbandonare l’illusione dell’autoreferenzialità per far crescere una quotidiana familiarità con Lui.

2.  “Ed Egli ...cominciando da Mosè e dai profeti spiegò loro in tutte le scritture ciò che si riferiva a Lui ...” Dopo aver permesso a Cristo di entrare in dialogo con noi non ci resta che lasciarci istruire da Lui e cioè farci “uditori della Parola”. Il card. Martini così scrive nella lettera “In principio la Parola”: La Parola zittì chiacchiere mie: così C. Rebora descrive con rude chiarezza gli inizi della sua conversione. Si può dire che la capacità di vivere un po’ del silenzio interiore connota il vero credente e lo stacca dal mondo dell’incredulità. L’uomo nuovo a cui la fede ha dato un occhio penetrante che vede oltre la scena ha la carità in cuore capace di amare l’invisibile”.

3. Nel momento in cui questo atteggiamento diventa modalità di vita “allora si aprirono gli occhi e lo riconobbero allo spezzare del pane”. La gioia del Vangelo diventa pienezza di vita nel momento in cui si rinnova la presenza con il Risorto vivo oggi nel dono Eucaristico.

Il segreto di una esperienza cristiana che trasforma e vince sconforto e delusione è allora riconoscere oggi, dentro i fatti quotidiani, la vitalità della Risurrezione di Cristo.

don Mauro

 
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