DI TE HA SETE L’ANIMA MIA

domenica 20 marzo II di Quaresima

Le letture di oggi sono capaci, come tutti i brani biblici del tempo quaresimale, di suscitare domande provocatorie alla nostra vita quotidiana. Infatti siamo interpellati da Gesù Cristo sulla qualità e la concretezza delle nostre risposte d’amore a Lui.

Rileggendo attentamente l’incontro di Gesù con la donna Samaritana ci si accorge della delicatezza ma, al contempo, della fermezza con cui il Cristo di Dio si affianca all’uomo e lo conduce senza più resistenza ad accoglierlo come il Dio che è incarnato. La modalità con cui si propone a noi uomini, ieri come oggi, non è quella dell’imposizione, dell’obbligo costringente ma quella del dialogo che sa mettersi in comunicazione con la condizione umana. Infatti la domanda iniziale «donna, dammi da bere» evidenzia l’umanità di questo Dio che avvia un dialogo capace di afferrare il nostro cuore dentro il suo progetto d’amore che è di «darci dell’acqua zampillante per la vita eterna». Il grande pregio della donna è di accettare, anche se con fatica, di percorrere il cammino di purificazione proposto. Ella conosce il peccato, la lontananza da Dio, non è una donna indifferente a Dio, una materialista e tanto meno una “non credente”.

Si tratta di una persona acuta, preoccupata di trovare un senso della vita, capace di chiedersi perché vive, perché dovrebbe ogni giorno attingere acqua al pozzo, perché pregare. Simbolicamente rappresenta l’uomo e la donna alla ricerca di Dio.

Un poeta fiammingo esprime con efficacia l’incontro con Gesù e la donna Samaritana:

Sono lontana da te, mentre tu, dolce sorgente di tutto ciò che è la vita, e di tutto ciò che fa vivere, tu sei per me il prossimo a me più prossimo mentre tu mandi, o solo amato, nel mio intimo più profondo il tuo fuoco divorante che tutto penetra.

Emerge un’ulteriore domanda:

  • «come percepire questa vicinanza di Dio?»

  • «come avvertire, nel caos più assurdo nel quale ci troviamo a vivere, questa voce delicata pronta ad offrirci vita?»

Il tempo quaresimale non dà ricette precostituite ma offre occasioni di silenzio, ascolto della Parola e testimonianza di vita, come quella che incontreremo il prossimo venerdì 25 marzo, che fanno sperimentare la salvezza come dono dall’alto.

Al termine della settimana di Esercizi spirituali vissuti nelle nostre parrocchie non resta che continuare a cercare tempi e modi con cui stare alla presenza della «sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna», attivando così una decisa conversione personale e comunitaria.

Un laico credente come Lazzati indica anche le scelte decisive dicendo che:
«nel mondo della fretta la preghiera esige tempo e calma.
Nel mondo dei rumori la preghiera domanda silenzio.
Nel mondo della distrazione la preghiera chiede capacità di raccoglimento».

don Mauro

 
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