il saluto di don Ambrogio

4 settembre - dopo il martirio di S. Giovanni Battista

Mentre, al fresco del primo mattino di una giornata che sarà ancora calda come le precedenti e come questa nostra chiesa di Bobbiate, mi soffermo per la consueta preghiera, lo sguardo e il pensiero si posano sulle immagini dei nostri Santi patroni: la statua di San Grato e il quadro dell’Immacolata, di Maria Madre Immacolata, l’uno accanto all’altro, rimando a quella Comunione che esiste nella Gloria del Paradiso e invito a quanto deve istaurarsi sempre più tra noi cristiani delle sei parrocchie della Comunità, e più in generale nell’intera Chiesa.

E riflettendo ripenso all’invito di don Mauro di scrivere un pensiero di saluto prima della partenza per quel di Taino, paese confinante con Sesto Calende e con Angera, dove il Vescovo ha voluto e concordato che assumessi nuovamente l’incarico di parroco. Così con questo scritto vorrei salutare e ringraziare la Parrocchia e la Comunità dopo solamente un anno di presenza, pochi mesi, però densi e ricchi di avvenimenti e consegne che rendono preziosa questa trascorsa esperienza.

Molti avvenimenti, parecchi doni e momenti, nella calma del ripensare al breve tempo passato qui, tornano ora alla mente, alcuni briosi e consolanti che sembrano contrastare con altri più lenti e impegnativi, ma tutti capaci di dare maggior maturità alla vita se visti e compresi con lo sguardo profondo della Fede e dei tempi di Dio, che solo può aiutare a svelare il recondito significato.
Il “chiaroscuro” è ciò che sta accompagnando la mia meditazione, proprio come emerge dal quadro dell’Immacolata sul quale si ferma insistente lo sguardo: è forte la luminosa figura di Maria, perché contrasta con lo sfondo più oscuro, perché è la legge del dipinto che il semplice contorno nero porti in primo piano il soggetto che si vuol evidenziare, così come alcune realtà meno serene nell’esistenza permettono di valorizzare ciò che più le dona senso.

Perché è così, è stato così, almeno per me: ci sono stati anche aspetti difficili da capire e affrontare, ma quei pochi momenti sofferti sanno dare ora più lustro al complesso di vicende costruttive e mi fanno percepire bella questa sosta a Bobbiate.

Ed è sempre nel silenzio, nell’assenza di parole a volte troppe e inutili, inesatte e fuori luogo, che la bontà di questa esperienza si va precisando: mi ridico come è stato positivo l’incontro con persone che si impegnano per cominciare nuove avventure e sfide nonostante le difficoltà e le richieste di responsabilità.

È stato edificante percepire e vedere il cambiamento di mentalità e posizioni verso la nuova impostazione di vita ecclesiale, puntando sempre più sulla formazione, sull’educazione, sulla trasmissione del tanto precedentemente ricevuto, più che il fermarsi sulle tradizioni e limitanti particolarismi, senza però far venir meno il riferimento alla Tradizione, sapendo che il sano equilibrio è ciò che rafforza la vita cristiana sia nell’ambito pastorale che spirituale.

È stato arricchente ogni momento di condivisione e confronto tra laici e sacerdoti, e soprattutto quello di ogni lunedì mattino tra i pochi e appassionati preti al servizio di questa grande Comunità, quando il ritrovarsi insieme per pregare la Parola e programmare insieme il cammino comune e non solo e non tanto quello delle singole parrocchie e gruppi (anche se non estraneo): è diventato l’esperienza più bella del sentirsi e vivere la chiesa del domani e degli Apostoli.

Certo che soprattutto di questa e delle altre positività sopra elencate, e di molte ancora vissute anche solo in questo poco tempo e che mi hanno permesso di crescere come cristiano prima e poi anche come prete, ne farò sempre tesoro, perché si sono fissate nel profondo degli occhi e del cuore, insieme ai volti delle tante persone incontrate e conosciute, e sono diventate il bagaglio arricchente della vita per un bene più grande, mio personale, di tanti altri uomini e donne, giovani e anziani, credenti e lontani che nel futuro incontrerò, e spero anche di tutti voi. Di cuore un sentito ringraziamento e un affettuoso arrivederci.

don Ambrogio

 
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