una nuova situazione: quale risposta?

24 luglio - VI dopo Pentecoste

Nelle settimane appena trascorse molte delle nostre parrocchie hanno offerto momenti di incontro in occasione di alcune feste patronali. Altre stanno preparando analoghi appuntamenti per il prossimo settembre.

L’impegno di alcune al riguardo è non solo da riconoscere ma da apprezzare, lodare e incoraggiare. Eppure ho notato che in tutte e sei le realtà traspare una sottile stanchezza motivata, il più delle volte, dalla considerazione che l’impegno dei volontari è ristretto ad un piccolo gruppo che non vede il necessario ricambio generazionale e, a volte, in queste stesse persone viene comprensibilmente a mancare l’entusiasmo.

Purtroppo, le considerazioni arrivano frequentemente ad affermare che è così perché le cose non sono più come erano prima. Non manca chi arriva ad affermare che la gente non viene più in Chiesa perché è “cambiato tutto”.
Senza nascondere che ogni cambiamento arreca fatiche, mi pare più saggio riflettere insieme su come affrontare la situazione nuova da discepoli di Gesù.

In altre parole, se il cristiano è l’uomo e la donna attenta a discernere quello che Dio vuole dirci in una determinata stagione della storia, l’approccio decisamente più costruttivo è chiederci come affrontare la nuova situazione.
Offro qualche semplice spunto che sicuramente verrà arricchito dal contributo di tutti:

  1. Una prima indicazione utile è avviare una serena lettura della questione religiosa del nostro tempo e, ancor più precisamente, della reale incidenza della vita cristiana nelle scelte ordinarie. Mi accorgo come cresca una sostanziale indifferenza verso quelle che, solo alcuni anni fa, erano scelte scontate per la nostra gente.In concreto, tutti chiedevano il Battesimo per i figli, la quasi totalità sceglieva di accompagnarli ai sacramenti dell’Eucarestia e della Cresima, moltissimi giovani si univano in matrimonio nel sacramento e la totalità chiedeva la celebrazione cristiana della sepoltura.Oggi, pur non avendo raccolto dati scientificamente comprovabili ma semplicemente vivendo con voi la realtà, quello che era scontato non lo è più. Non solo per le giovani generazioni o per la generazione di mezzo ma anche per coloro che ogni società solida riconosceva come saggi.

  2. Nel contesto sopra descritto che va certamente approfondito emerge un’ulteriore difficoltà, riconducibile all’impoverimento numerico dei nuclei familiari e alla conseguente modalità individualistica di vivere. Il nostro contesto è al riguardo emblematico se è vero che nella città di Varese più del 25% degli abitanti è al di sopra dei 65 anni. Il dato coniugato ad uno stile di vita sempre più frenetico fa emergere quanto sia necessario che almeno i cristiani ritornino a dare valore reale e, quindi, a scegliere i tempi e i luoghi di vita comunitaria. Non si tratta tanto di auspicare il ritorno ad una parrocchia - un parroco, perché la storia vocazionale attuale non lo permette ma, secondo la logica evangelica, si tratta di riscoprire che dove ci sono dei discepoli di Gesù non ci può non essere un gruppo di persone che si vuole bene, prega insieme, si prende cura gli uni degli altri e tende la mano in modo disinteressato nei confronti di ogni uomo e di ogni donna che vive in questo territorio.

Consapevole che questa è la via da percorrere e altrettanto consapevole che tutto questo vada declinato in concrete iniziative: la prima è un appello a tutti i cristiani che vivono nelle nostre parrocchie a lasciar cadere quella tendenza, ormai di moda, alla contrapposizione per far emergere che proprio il tempo presente non chiede fughe in comunità ideali o costruite su misura, ma mettersi serenamente in gioco dando volto ad una comunità di discepoli laddove si vive.

Anche questo può essere un piccolo contributo per motivare la propria disponibilità in vista del prossimo anno pastorale.

don Mauro

 
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