nella chiesa per servire

25 settembre - IV dopo il martirio di S.Giovanni Battista

Nella scorsa settimana i membri dei consigli pastorali della nostre parrocchie, chi si è reso disponibile per entrare nel prossimo consiglio della Comunità pastorale che sarà eletto il prossimo 16 ottobre e ogni persona che fa parte di un gruppo parrocchiale si è incontrato presso “la cripta” a Masnago per la presentazione dell’anno pastorale.

Mi accorgo che molte sono le ricchezze presenti in ogni singola comunità e che il desiderio di salvaguardare e addirittura di potenziare iniziative e proposte sta emergendo in modo evidente ma una domanda mi accompagna: quale motivo sta all’origine di tutto questo?

Più precisamente: con quale tratto, con quale stile siamo chiamati a vivere la Chiesa e, quindi, a dedicare tempo, idee, creatività alla comunità dei discepoli?

Il libro degli Atti degli Apostoli, che cercheremo di conoscere più a fondo nella catechesi degli adulti che verrà proposto dal prossimo mese di novembre, non nasconde come anche nelle persone più rette ed entusiaste può prevalere a volte la chiusura, l’autoreferenzialità per cui alcuni si ritengono indispensabili senza accorgersi che altri non osano fare neppure un passo in avanti perchè si sentono quasi mortificati da frasi del tipo: “si è sempre fatto così”; “non preoccuparti che non c’è bisogno, siamo già abbastanza”.

Un clima così fa percepire una sorte di soffocamento, fa crescere il bisogno di “aprire la finestra” per dare aria nuova alle nostre comunità. Se è vero questo è altrettanto reale che in altri casi molti cristiani sono impigriti e, se da una parte non sbagliano nel fare alcune considerazioni critiche dall’altra se ne guadano bene dal farsi coinvolgere in un servizio concreto a favore dell’intera parrocchia o comunità pastorale. In fondo anche così manca quell’aria nuova, quella freschezza evangelica che fa crescere la Chiesa. C’è una via di uscita capace di far ritrovare l’entusiasmo della Chiesa delle origini propositiva e non impositiva, coraggiosa ma non mortificante la libertà dell’individuo, spirituale ma non disincarnata?

Con tutta probabilità ci è chiesto di ritrovare lo stile di chi con cuore umile e affidato entra nella dinamica del collaboratore evangelico pronto a stare con Cristo per agire nell’umile servire.

E’ sempre attuale quanto scriveva il card. Martini nella lettera a conclusione dell’ultimo Sinodo della Diocesi. Era il 1 febbraio 1995 e diceva:

«Nella Chiesa ambrosiana, abbiamo oggi più che mai bisogno di confermare il nostro volto nel volto di Cristo umile e abbandonato, non per razionalizzare i nostri insuccessi o consolarci del nostro diminuito influsso sulle masse, ma per riconoscerci davvero qui e ora, in questa situazione concreta e difficile, partecipi del disegno di salvezza di Cristo Crocifisso.

Per imparare ancora una volta ad amare e servire come Lui ha amato e servito e ritrovare quella semplicità e scioltezza con cui la Chiesa degli Apostoli ha affrontato il colosso della cultura del proprio tempo senza complessi, affidandosi alla forza e alla gioia del Vangelo

Questo stile vorrebbe guidare la nostra comunità a crescere nella comunione e questo stile rende attraente la scelta di un impegno nel Consiglio della Comunità pastorale o in uno dei tanti gruppi parrocchiali.

don Mauro

 
<< Inizio < Prec. 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 Succ. > Fine >>