12 NOVEMBRE 2017  -  I DI AVVENTO

MARANA' THA e MARAN HATA'

Sono due espressioni della lingua aramaica (il dialetto parlato da Gesù) che significano la prima: "Vieni, Signore"e, la seconda: "Il Signore verrà". La prima è quasi un imperativo, caratterizzato dalla supplice preghiera del credente che attende il ritorno finale del Signore. La seconda è indice della speranza di chi ha riposto in Cristo tutta la sua fiducia e la sua vita. Sono le parole con cui si chiude il libro della Apocalisse (22.16b-21): Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino. Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta ripeta: «Vieni!». Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita. Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro;  e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell'albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.  Colui che attesta queste cose dice: «Sì, verrò presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù.  La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!
Le due sottolineature mi sembra che sottendano l'animo con cui il nostro Arcivescovo ha consegnato la sua lettera alla Diocesi per questo nuovo anno.
Da una parte il sospiro e la contemplazione dell'anima credente che non può non riconoscere nel Signore Gesù il compimento della propria vita e il conseguimento della propria pienezza. Dall'altra, la forza della preghiera che "piega"  anche il volere di Dio, esortandolo ad essere presente nella vicenda attuale dell'uomo e al termine della sua storia.
Sospiro e preghiera sono, dunque, caratterizzanti questo nostro tempo di Chiesa  che aspetta la sua manifestazione e il suo compimento, e saranno la cifra del prossimo Avvento.
Perché tutto questo si compia nella vita spirituale del credente, il nostro Arcivescovo ci propone l'esercizio della contemplazione della bellezza della Sposa di Cristo, la Chiesa: "Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono:«Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro".  E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate"(Ap.21,2-4).
Si tratta, innanzitutto, di un dono che ci è dato dal cielo; non è frutto della nostra bontà o delle nostre buone opere, ma della gratuità con cui il nostro Dio ci soccorre e ci sostiene. E' un dono dato "a prescindere" dal nostro essere attivi nell'opera della venuta del Regno di Dio, cosicché non si possa dubitare della efficacia dell'azione di Dio: è un "Dio con noi" sempre e comunque, nonostante le nostre miserie e infedeltà. E' un pensiero che dà pace all'anima e infonde fiducia che la storia della salvezza avrà un esito positivo. E così la speranza cristiana non consiste in un "mah! forse! può essere, speriamo che...!" ma ha la sua consistenza nell'attesa di una certezza proclamata nella fede e fondata sulla fedeltà di Dio che si è sempre dichiarato dalla nostra parte. E questo è anche fondamento di un sano realismo del credente che non si lascia andare "ad una contemplazione circoscritta ad un tempo che sta fuori del tempo del vissuto quotidiano e in un luogo che è separato (pag.15)" dall'oggi. Proprio perché contempla il modello perfetto sottoposto alla nostra considerazione il fedele di Cristo opera perché il Regno di Dio si compia qui sulla terra come è già pienamente compiuto nel cielo.
Nel "vieni Signore Gesù!" c'è tutta la determinazione di chi vuole essere coinvolto nell'opera della salvezza, di chi vuole essere "pietra viva e scelta" per l'edificazione del tempio di Dio che sia segno qui sulla terra della Gerusalemme celeste, della Sposa di Cristo.
"Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.  Ecco sono compiute! Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine.  A colui che ha sete darò gratuitamente  acqua della fonte della vita.  Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio". (21,5-7)
E' un attingere gratuitamente all'acqua della fonte della vita, un partecipare alla vitalità di Dio. Come credenti non possiamo se non pregare così:
"O Dio, che hai edificato sulla pietra la nuova Gerusalemme, rendila pura e lieta con il fiume di grazia che sgorga dal trono dell'Agnello e custodiscila contro ogni violenza; mentre le umane certezze vacillano intatta la tua Chiesa rimanga, tabernacolo del tuo incontro con gli uomini e segno imperituro di salvezza al cospetto dei popoli. Per Cristo nostro Signore. Amen." (Vesperi del venerdì. I sett)
                                               
don Felice
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                                                      Il cammino dei giovani verso il Sinodo

Il desiderio della gioia abita tutte le stagioni della vita e nell’età giovanile esso si presenta in misura così evidente da poterlo considerare il suo tratto specifico.
I giovani nati digitali vivono multitasking: oggi, la ricerca della gioia e del senso della vita li porta a vivere contemporaneamente su più piani.
Così Papa Francesco si è rivolto ai giovani nella sua lettera in occasione del prossimo Sinodo: “Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro. Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori”.
Il prossimo Sinodo dei Vescovi sui giovani, fortemente voluto da Papa Francesco, rappresenta quindi per la Chiesa l’occasione per riflettere circa il rapporto tra le generazioni.
Il Sinodo chiede alla Chiesa di rileggere le pratiche pastorali fino ad oggi poste in essere.
L’intento è quello di uscire incontro ai giovani, a tutti i giovani, nei loro diversi ambiti di vita per aiutarli a rispondere alla domanda “per chi sono io?”. Questa è infatti la “mossa sinodale”: un giovane incontra la gioia nel momento in cui scopre chi nella sua vita è chiamato a rendere felice.
Diverse le proposte in calendario: dalla collaborazione con l’Università Cattolica, alle iniziative di ascolto nell’ambito dello sport, dell’università e del tempo libero, alle possibilità di accostarsi al discernimento attraverso l’iniziativa Start-Up!, al percorso del Gruppo Samuele, alla scuola di vita comune, all’itinerario delineato dalle Veglie di Redditio e in Traditione Symboli, nonché agli esercizi spirituali di Avvento e di Quaresima, per concludere con i pellegrinaggi estivi.
Infatti, la prossima estate i nostri giovani saranno invitati dai loro educatori a camminare insieme lungo strade d’Italia ricche di storia e di spiritualità: pellegrinaggi che si concluderanno a Roma, sabato 11 e domenica 12 agosto 2018, dove tutti insieme ci si porrà in ascolto delle parole di Papa Francesco e si pregherà in vista del Sinodo.
Il nostro augurio è che attraverso queste iniziative tutti i gruppi giovanili diocesani possano prepararsi al Sinodo attraverso la ricezione dei suggerimenti e degli spunti che il Documento Preparatorio ci ha offerto e continua a offrirci: il Sinodo è certamente “dei Vescovi”, ma è la Chiesa intera che vi partecipa a partire proprio dai giovani stessi e dai loro educatori.



don Massimo Pirovano
Responsabile del Servizio per i Giovani e l’Università