DOMENICA 18 DICEMBRE 2016  -  DIVINA MATERNITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA

LA LISCIVA DEI LAVANDAI

lisciva"Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna". (1Tim. 1,15b-16).

Sono le parole con  cui San Paolo descrive la sua vicenda spirituale. Dovrebbero essere le parole con cui noi concludiamo questo anno di grazia che è stato indetto da Papa Francesco perché fosse un anno di misericordia.

La parola "misericordia" indica l'apertura del cuore nei confronti di chi è misero. Dio ha un cuore spalancato nei nostri confronti perché agli occhi di Dio non c'è miseria più grande che il vagare lontano da lui, immersi nel peccato. Per questo è venuto sulla terra e nel suo Figlio ha dichiarato:" Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt.9,13).

Questo implica innanzitutto un atteggiamento di stupore e di riconoscenza; la Vergine Maria, che incontreremo nel Natale, ci è di esempio:"Ha guardato alla pochezza della sua serva" (Lc.1,48) e se la Madonna parla di sé come di una "povera tapina" (è il significato della parola che usa per definirsi) che cosa dovremmo dire noi che non abbiamo avuto la grazia di essere, come Lei, concepiti senza peccato! Stupore, dunque perché Dio si appassiona di noi, sue creature, ritenendoci ancora degni di essere terminali della sua benevolenza, di essere suoi figli. Al termine del racconto biblico del peccato originale si dice che Dio donò ai progenitori, prima della cacciata dal giardino dell'Eden, una tunica di pelle; donare un vestito, nell'antichità, significava riconoscere come figlio. Fin dal primo istante Dio non rinnega la sua paternità verso l'uomo e continua ad avvolgerlo con la sua benevolenza. Come non stupirsi della degnazione  di Dio?

Ma, se siamo ammirati di Dio per tutto questo, lo stupore si cambia subito in riconoscenza, cioè nella capacità di conoscere ancora e ancora, dopo ogni peccato, la sua fedeltà e la sua giustizia. Anche qui ci viene incontro un concetto biblico; noi diciamo spesso che Dio è "giusto" attribuendogli una idea umana di giustizia, quella che punisce la colpa. La giustizia di Dio è altro! E' la sua fedeltà all'alleanza contratta con noi: Dio è giusto perché è fedele al patto di amore che ha voluto stringere con noi e per questo Dio è giusto: perché ci giustifica.

Dobbiamo essere riconoscenti perché non abbiamo un Dio piccolo di mente e di cuore come gli dei di Greci e Romani che, come diceva Platone, giocano con gli uomini come con delle marionette      " noi siamo burattini nelle mani degli dei" ma un Dio che ci nobilita e, prima ancora di chiederci sacrifici ed offerte, ci usa misericordia e si ripiega su di noi con amore.

Possiamo allora domandarci quante volte ci ricordiamo, nel nostro pregare, di lodare Dio, di ringraziarlo, di magnificarlo, come ci ha insegnato la Vergine Maria? Nel preparamento alle nostre confessioni c'è un tempo congruo passato innanzitutto a lodare il Signore per la sua misericordia?

"Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.  Siederà per fondere e purificare; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un'oblazione secondo giustizia" (Mal 3,2-3) Sono le parole che abbiamo udito  nella prima lettura di domenica scorsa. Ci aiutano a comprendere l'altro lato del Sacramento della Riconciliazione, oltre quello della lode: il lato del pentimento per le nostre colpe." Siamo divenuti tutti come una cosa impura e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia" (Is. 64,5). Chi può stare di fronte a Dio e non tremare per la sua indegnità? Il saper riconoscere i nostri peccati è l'inizio della sapienza nella vita spirituale e l'indagare la propria vita e la propria coscienza dà a noi la capacità di leggere nella verità chi noi siamo e quanto valiamo. L'esame di coscienza che dovremmo fare ogni sera e in cui dovremmo abbondare prima della Confessione (capiscano quelli che appena entrati in chiesa si fiondano in confessionale perché è libero!) è principio di sanità spirituale ed è il modo di riconoscere quei luoghi della nostra vita (i peccati) dove  l'amore di Dio ci raggiunge con il suo perdono. Non si tratta di martirizzarci con una ricerca spasmodica delle nostre colpe: è solo l'individuare quell'amore di Dio che ci raggiunge anche negli angoli bui della nostra vita spirituale.

Stiamo per celebrare il Natale del Signore. Quale modo migliore per festeggiarlo che accostarci al Sacramento della Riconciliazione per ritornare panni puliti e lindi, come appena rinnovati da questa "lisciva dei lavandai"? Il re Davide lo diceva nella sua invocazione di perdono: "Lavami e sarò più bianco della neve" (Sal. 50) E, d'altra parte, la Chiesa che con la sua liturgia ha dislocato le nostre più grandi feste  a distanza di pochi mesi l'una dall'altra, ci offre uno spunto di riflessione su questo: perché non celebrare sempre le solennità della nostra fede con l'animo purificato dalla Penitenza, evitando di sentirci sempre totalmente a posto davanti al Signore? Sentirci miseri davanti a lui ci farà sentire molto meglio perché ci farà sperimentare che cosa significa essere amati da Dio.
       don Felice

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                     I BAMBINI DI ALEPPO IN PREGHERA PER IL LORO PAESE

padre_ibrahimPubblichiamo questo articolo, ricevuto direttamente dalla Parrocchia di San Francesco di Aleppo, corredato dalle foto che testimoniano come il parroco Fr. Ibrahim Sabbagh, sia stato il primo a rispondere all’appello lanciato lo scorso 27 Novembre dal Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori e dal Custode di Terra Santa, Fr. Francesco Patton. Un invito a pregare per la pace in Siria, soprattutto, per la città di Aleppo. (Vedi: Bambini in preghiera per la pace: lettera del Ministro Generale e Custode di Terra Santa).
“Mentre fuori i bombardamenti e il lancio di razzi infuriavano, nella nostra chiesa parrocchiale, più di cento bambini recitavano la preghiera di San Francesco: “Signore, fammi strumento della tua pace”, sventolando bandiere bianche con scritto “pace per Aleppo”.

La scintilla di questa iniziativa “Bambini in preghiera per la pace” è piaciuta subito al Custode di terra Santa, Padre Francesco Patton, che l’ha trasformata in un invito rivolto, dalla Custodia di Terra Santa e dall’Ordine dei Frati Minori, alle Comunità religiose di tutto il mondo ed a tutte le persone di buona volontà ad organizzare, la prima domenica di ogni mese, momenti di preghiera per la pace. 

Lo scopo è d’intensificare gli sforzi per far cessare la guerra e le sofferenze della popolazione, della quale le persone più vulnerabili alepposono i bambini. Alcuni di loro non conoscono altra vita che la guerra. Altri sono nati sotto le bombe. Subiscono un’enorme pressione psicologica, patiscono la malnutrizione, la mancanza di acqua, di elettricità, di cure mediche adeguate, soffrono il freddo e la fame. Sui loro volti difficilmente appare il sorriso e la sofferenza traspare dai loro occhi colmi di spavento. Da anni vivono nell’angoscia. Si svegliano con il rumore di esplosioni e bombardamenti, dei razzi lanciati in risposta che non si sa mai dove cadranno. Tutto ciò sempre a discapito della popolazione civile, senza distinzione alcuna.

All’inizio dell’Eucaristia, i bambini hanno portato sull’altare una candela –segno della nostra comunione con tutte le persone del mondo strette a noi nella preghiera per la pace–. 

Durante la processione dell’offertorio, i bambini hanno presentato al Signore tutta la loro sofferenza espressa sotto forma di simboli. Deponendoli sull’altare, hanno chiesto a Gesù di trasformare in speranza il loro dolore e la loro tristezza. 

Giochi, palloni e farfalle: ecco i simboli della loro infanzia, della loro innocenza, ma anche le cose più care che possiedono. Le hanno offerte al Signore nel bel mezzo della guerra, della distruzione e della violenza. 

Dai resti di un razzo hanno ricavato un vaso riempito di fiori. È il simbolo del loro dolore, causato dalla perdita di parenti e amici durante la guerra, della loro paura per i razzi che minacciano la loro vita e quella dei loro familiari. È il simbolo di un dolore trasformato in un’offerta al Signore; il simbolo di un perdono che nasce da cuori colmi di Spirito Santo. 

pace_per_aleppoSu uno sfondo rosso, illuminato dalle candele, hanno scritto il nome di Aleppo, la città amata dilaniata dalla guerra, dalla quale gran parte della popolazione è sfollata. Un globo su cui vola una colomba rappresenta le loro preghiere per la pace in Siria e in tutto il mondo. La pace la cui assenza è per loro causa di tante sofferenze.
Accanto all’altare un pannello sul quale è stata disegnata una mano insanguinata con la scritta: “Fermate la guerra”.
A conclusione della celebrazione, le bambine hanno mimato un canto per elevare le loro preghiere verso Dio:
“Che il Signore dia pace al nostro Paese e a ogni persona nel mondo.
Solo Tu, Signore , puoi colmare il mondo di pace.
Pace, pace ovunque, per la gente di Dio.
Qualunque siano i dolori che sorgono.
Il Tuo Nome resta, Signore, come una scintilla di speranza e di pace.
Pace, pace ovunque per la gente di Dio.
Da Aleppo, sorgente dei dolori, un grido di speranza e di fede
Vogliamo vivere la carità e diffondere la pace nel mondo.
Pace, pace ovunque, per il popolo di Dio”.

Durante la messa, tutti i canti parlavano di pace: un vero appello alla pace.

Con i bambini, noi cerchiamo di essere gli ambasciatori del perdono. Un atteggiamento che Gesù ci ha insegnato con il suo esempio. Lui che ha perdonato ai suoi uccisori. Ogni volta che ci riuniamo, preghiamo anche per coloro che colpiscono e uccidono. Ma il perdono da solo non basta. La giustizia e il dialogo sono altrettanto importanti, ma quando tutto ciò che sembra possibile fare fallisce, solo la preghiera diventa efficace e deve essere la nostra unica arma.

La domenica con i bambini abbiamo invocato lo Spirito di Dio sui responsabili delle Nazioni per la pace non soltanto in Siria, ma nel mondo intero. Siamo convinti che il Signore ascolta il grido di chi è “piccolo” e la preghiera del “piccolo” nel mondo diventerà un’occasione di riflessione e di conversione anche per il “grande”.

Per la prima volta abbiamo potuto filmare in diretta questa Messa sulla nostra pagina parrocchiale.
Ringraziamo tutte le persone che si sono unite alla nostra preghiera domenica 4 Dicembre e tutti coloro che hanno condiviso le loro iniziative sulla nostra pagina “Children in prayer for peace”:https://www.facebook.com/st.francis.parish.aleppo/
Vi invitiamo ad unirvi a noi la prima domenica del mese prossimo: il 1° Gennaio 2017 – Giornata mondiale per la pace”

Padre Ibrahim

un_istanteN.B. In questi giorni puoi trovare nlle librerie il testo di padre Ibrahim: "UN ISTANTE PRIMA DELL'ALBA" in cui il padre racconta la situazione drammatica di Aleppo, città martoriata da una guerra che pare senza fine.