"Andate, senza paura, per servire"

22 settembre - IV dopo il martirio di S.Giovanni il Precursore

gmg“Non fiori ma opere di bene” è una frase che da tempo immemorabile esprime la volontà dei parenti più stretti di un defunto di orientare le attenzioni di amici e conoscenti che vogliono farsi presente con un segno concreto, dai fiori a opere che possano essere utili soprattutto per chi è nel bisogno. Di fatto si dice: quei soldi spendeteli per qualcosa che non finisce di li a pochi giorni al macero.

Ma al di là di questo è del tutto evidente che nel momento in cui una persone cara ci lascia, qualche interrogativo ce lo poniamo e soprattutto si fa più chiara la domanda sulla vita e sul suo significato. Il contesto dunque ci costringe a pensare anche agli altri. Forse anche perché la persona che stiamo salutando è stata per anni volontaria in qualche associazione benefica della nostra città.

Le nostre parrocchie, prima singolarmente ed ora in Comunità Pastorale, hanno organizzato una Caritas che è il punto di riferimento per i bisogni anche materiali di coloro che, abitando nel nostro territorio, vivono momentanee situazione di difficoltà. Molte volte le difficoltà sono di tipo economico e la Caritas cerca, per quanto è possibile, di venire incontro alle urgenze: prima di tutto creando una rete di rapporti sul territorio affinché l’aiuto sia il più possibile efficace e spesso anche facendosi carico di piccoli pagamenti che in quel preciso momento le famiglie non possono sostenere. Oltre a tante altre attenzioni ma questo non è luogo opportuno per indicarle.

Con questo invito del Santo Padre, vogliamo riassumere la nostra GMG.  Sono passati già 50 giorni dal nostro ritorno da Rio e sarebbe, a dir poco, impossibile cercare, in poche righe, di raccontare alla nostra comunità tutte le esperienze, gli incontri e le bellezze vissute durante questo grande pellegrinaggio.  Ciononostante, cercheremo, comunque, di trasmettervi quella gioia e quell'entusiasmo che, da quel giorno, ci portiamo nel cuore.

Pensiamo che il modo più bello e più vero per fare ciò, sia quello di riportare, su queste pagine, le parole che ci sono state affidate durante le catechesi dai nostri vescovi; parole che ci aiutano ad essere veri discepoli nel mondo: "La virtù della speranza è quella che ci rende più propriamente cristiani; forse il mondo può tollerare una mancanza di fede o di Amore, ma non la nostra disperazione".

Vogliamo partire proprio dalla speranza: da questa virtù che troppo spesso vediamo dimenticata nelle nostre parrocchie; una speranza che, in Brasile, abbiamo ritrovato più forte che mai, incontrando persone ricche di un cristianesimo vivo e presente, coraggioso e fedele.

La voglia di donare, di accogliere e di amare è la testimonianza più bella che questo popolo ci ha regalato.

La virtù della speranza viene da Dio, ma deve essere accolta dall'uomo.

E' la più cristiana, perché più legata alla risposta dell'uomo al dono di Dio: quella in cui l'uomo deve applicarsi di più. E' proprio questa speranza che noi abbiamo riscoperto; è proprio questo senso che l'Europa deve ritrovare. Quanto spesso le nostre chiese, le nostre celebrazioni sono vuote di Speranza?

"Non lasciatevi rubare la Speranza" diceva papa Francesco qualche mese prima della GMG: dopo gli incontri di queste settimane, non potremo, di certo, tornare nelle nostre comunità timidi e paurosi, affranti e intimoriti, ma, al contrario, ci sentiamo in dovere di compiere questa missione affidata a noi giovani di tutto il mondo.

Siamo tornati nuovi, rinvigoriti, rinati, pronti a lottare per seguire la nostra fede, per testimoniarla in prima persona, per essere quella spinta di cui la nostra comunità ha bisogno, affinché, anche noi “occidentali”, possiamo riscoprire quel senso di fraternità, di accoglienza, di dono gratuito e senza misure tipico delle prime comunità cristiane e che noi abbiamo sperimentato in prima persona.

Infine, vorremmo concludere con una frase di Madre Teresa di Calcutta che ci è stata lasciata dal vescovo di Gerusalemme:

“Ho sete”.

L’uomo ha, per sua natura, un’immensa sete di amore e speranza: è un bisogno intrinseco, che va al di là della sua volontà.

Anche noi abbiamo sete: anche noi sentiamo dentro questa necessità forte e impellente, di cui non possiamo più fare a meno, dopo averla sperimentata in maniera così speciale.

E, per concludere, è proprio questo che ci siamo portati a casa, che ci è rimasto impresso in modo indelebile nel nostro cuore: l’amore completo che abbiamo vissuto a Rio de Janeiro vogliamo, a tutti i costi, viverlo anche qui, giorno dopo giorno, nella semplicità della vita quotidiana della nostra comunità, essendo, noi per primi, il motore, la spinta, il fuoco di questo percorso da intraprendere insieme.

Vi aspettiamo quindi tutti venerdì 4 ottobre per una serata insieme, dove potremo raccontare e testimoniare tutto questo e molto di più, oltre ad essere un’occasione per ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuto in questa importante esperienza.

I ragazzi della GMG