In bianco, in rosso, in verde oppure in viola?

Le vesti liturgiche e i colori liturgici

4 agosto - XI dopo Pentecoste

La processione viene avanti nella chiesa. Notiamo che i ministranti e i ministri ordinati sono rivestiti di vesti particolari, secondo la loro funzione. La liturgia non è un atto ordinario; essa richiede l'uso di vesti capaci di mostrare a tutti l'importanza dei gesti «divini» che saranno compiuti. In questo capitolo, presenteremo allora questi differenti «attori» della liturgia considerando il significato delle vesti che indossano.

I ministranti

I ministranti (chierichetti] esercitano differenti funzioni. Eccole nel loro ordine di arrivo nella processione d'ingresso.
1. La processione si apre con i turiferari che portano l'incenso. Perché? Perché l'incenso profuma il cammino e simbolizza la nostra preghiera che si eleva al Signore.
2. Essi sono seguiti dal crocifero (portatore della croce), segno che Gesù ci apre il cammino e ci invita a seguirlo.
3. La croce è attorniata dalle candele accese. I ceroferari camminano nella parte anteriore della processione, perché la luce ci guida sul cammino.
4. Seguono gli altri ministranti, che possiamo chiamare accoliti, i quali eserciteranno diverse funzioni, in modo particolare quella di portare le offerte all'altare. L'evangeliario può essere portato da un accolito o da un diacono.
5. Vengono quindi i ministri ordinati: diaconi, presbiteri e vescovi.
6. Infine, i porta-insegne camminano dietro al vescovo per essere in grado di prendere e di porgere rapidamente la mitra, la croce e il messale.

L’alba (o camice)

I ministranti, così come i ministri ordinati, sono tutti rivestiti da un'alba. Da alba, «veste bianca», l'alba è il segno della risurrezione, della vita nuova che ci viene da Cristo.
Parlare di un'«alba bianca» sarebbe un pleonasmo, perché alba significa già «veste bianca»!
Nei vangeli, gli angeli della risurrezione apparvero in vesti bianche (o abbaglianti), in alba.
Nell'Apocalisse, il Cristo promette ai fedeli che condivideranno la sua vittoria di essere vestiti di bianco: «essi mi scorteranno in vesti bianche, perché ne sono degni. Il vincitore sarà dunque vestito di bianche vesti, non cancellerò il suo nome dal libro della vita» (3.4-5). Più avanti, viene spiegato a Giovanni che queste persone vestite di bianco «sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello» (7,14).
La veste bianca, l'alba, è dunque l'abito dei rinati, di coloro che sono stati «immersi» nella vita divina, e dunque dei battezzati. È per questo motivo che i bambini sono rivestiti di una veste bianca al loro battesimo, i ragazzi e gli adulti di un'alba. L'alba è la veste liturgica dei battezzati.

Le vesti liturgiche dei ministri ordinati

Abitualmente, nelle nostre parrocchie, è un presbitero quello che vediamo celebrare la messa. Ma prima di essere ordinato presbitero, egli ha ricevuto l'ordinazione diaconale. Anche alcuni uomini sposati sono ordinati diaconi, senza diventare poi sacerdoti; essi sono chiamati «diaconi permanenti». Quando una diocesi non ha più un vescovo, la chiesa sceglie un presbitero che ordina vescovo. Tra i ministri ordinati, ci sono dunque diaconi, presbiteri e vescovi.
Come riconoscerli? È molto semplice: il diacono porta, sull'alba, la stola in diagonale ed eventualmente la dalmatica; il presbitero è rivestito della stola e della pianeta; il vescovo ha il capo coperto da una mitra, tiene un pastorale e porta un anello alla mano destra. Dalmatica, pianeta, mitra: ecco dei termini che sembrano davvero strani? Non inquietatevi, sono qui per spiegarveli.
Una volta che ha rivestito l'alba, il ministro indossa la stola che, per quanto riguarda l'abbigliamento, è l'insegna propria di coloro che hanno ricevuto il sacramento dell'ordine. Essa è intonata ai colori liturgici. Il vescovo e il presbitero portano la stola sulle due spalle, in segno del potere sacerdotale che è stato loro conferito. Il diacono la porta a tracolla sulla sola spalla sinistra.
Senza entrare nei dettagli, ecco la specificità dei ministeri ordinati:
Il vescovo è il pastore di una diocesi, cioè di una regione che forma una «chiesa locale». Egli riceve il triplice ufficio di governare, di insegnare e di celebrare. I vescovi sono i successori degli apostoli, in comunione gli uni con gli altri e più particolarmente con il vescovo di Roma, il papa, successore di san Pietro, che presiede all'unità.
Poiché il vescovo non può adempiere da solo il compito pastorale nella sua diocesi, egli si circonda di collaboratori, i presbiteri, che egli ordina per celebrare la messa e altri sacramenti. Affida loro una piccola parte della sua diocesi, una parrocchia, un settore di parrocchie o un'altra missione come l'animazione della pastorale dei giovani o la cappellania di un ospedale.
I diaconi, il cui nome significa «servitore», sono configurati a Cristo Servo. Essi si mettono più particolarmente al servizio dei più poveri e di coloro che sono lontani dalla chiesa. Nella liturgia, essi assistono il vescovo o il presbitero e proclamano il vangelo. Conferiscono i sacramenti del battesimo e del matrimonio, ma non possono celebrare la messa né dare l'assoluzione.
Il vescovo o il presbitero indossa poi la pianeta (o casula), una veste ampia che si infila dalla testa. La parola viene da casa, «casa». In effetti, la casula, che avvolge completamente colui che la indossa, evocava una casetta (casula) o una tenda. Il presbitero la riceve nel corso della sua ordinazione, dopo l'unzione delle mani, per significare che egli si è rivestito di Cristo. Questo è proprio il senso profondo della casula: il presbitero «riveste» il Cristo in nome del quale agirà.
Al posto della pianeta, il diacono può rivestire la dalmatica. Veste originaria della Dalmazia (oggi in Croazia), questa veste romana è diventata la veste propria dei diaconi. È un specie di casula più corta, con delle maniche.
Quanto al vescovo, egli porta sulla testa uno zucchetto e una mitra. La mitra era portata dai sacerdoti dell'Antico Testamento. Nell'uso cristiano, questo copricapo sacerdotale fu adottato e riservato ai vescovi e agli abati dei monasteri. Essa si accompagna al pastorale, il bastone del pastore, simbolo eloquente dell'autorità del «pastore» .
Per entrare più profondamente nel significato di queste vesti liturgiche, possiamo accennare alle preghiere che il presbitero diceva un tempo in sacrestia, mentre si preparava. Queste preghiere erano dette a voce bassa, e in latino. La traduzione francese ci sembrerà un po' antiquata, ma ci darà dei buoni elementi sul significato di queste vesti.
Egli cominciava con il lavarsi le mani pregando: «Dona, Signore, alle mie mani la virtù che purifica da ogni macchia, affinché possa servirti senza alcuna sozzura dell'anima e del corpo».
Posando l'amitto sul suo capo, diceva: «Poni, Signore, sul mio capo l'elmo della salvezza per combattere gli attacchi del demonio».
Indossando l'alba: «Signore, lavami e purifica il mio cuore affinché, immerso nel sangue dell'agnello che purifica, io gioisca della gioia eterna».
Mettendo il cingolo intorno all'alba: «Cingimi, Signore, con il cingolo della purezza, estingui nelle mie reni il fuoco della voluttà, perché dimori in me la virtù della continenza e della castità».
Ponendo la stola intorno al collo: «Signore, rendimi la veste dell'immortalità che ho perduto per il peccato del nostro primo padre. Sebbene io sia indegno di avvicinarmi ai tuoi santi misteri, fammi meritare la gioia eterna».
Indossando la pianeta: «Signore, che hai detto: "Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero", fa' che io possa portare questo in modo da ottenere la tua grazia».

I colori liturgici

Un po' come il colore degli alberi che cambia secondo la stagione, i colori liturgici segnano i tempi dell'anno liturgico. Essi segnalano anche le feste che viviamo.
«Qual è il colore oggi?». Si sente spesso questa domanda in sacrestia. E voi, sapreste dire facilmente quale colore bisogna mettere secondo il tempo liturgico o la festa del giorno? Lo vedrete, non è poi così complicato.

colori_liturgiciCominciamo con il bianco che è, come abbiamo visto, il colore della risurrezione. Lo si usa quindi a Pasqua e nel tempo pasquale. Colore della festa, si utilizza anche a Natale e nel tempo natalizio, così come in tutte le feste della vergine Maria, degli angeli e dei santi che non sono martiri. Il bianco evoca la purezza, ma più ancora la gloria divina e lo splendore di tutto ciò che tocca Dio. Da notare che si può utilizzare l'oro per le grandi feste, che si chiamano solennità, e l'azzurro (chiaro) per le feste della vergine Maria.

Il rosso evoca il sangue e il fuoco dello Spirito Santo. Colore del sangue, è utilizzato per la domenica della Passione (delle Palme), il venerdì santo e la Croce gloriosa, come pure per le feste di tutti i santi che hanno versato il loro sangue nel martirio. Colore dello Spirito Santo, lo si porta alla Pentecoste e alle confermazioni. Il rosso è dunque legato alla testimonianza suprema dell'amore, che è il dono del sangue, e al culto di colui che è l'Amore.

Il viola è il colore dell'implorazione. Lo si utilizza per i Tempi dell'Avvento e della Quaresima, come pure per le celebrazioni penitenziali, il sacramento della riconciliazione, l'unzione degli infermi e per gli uffici dei defunti. Due volte all'anno, si può utilizzare il rosa: la terza domenica dell'Avvento, denominata Gaudete, «Rallegratevi», e la quarta domenica di Quaresima, denominata Laetare, «Siate nella gioia». A metà di questi due tempi di penitenza, la chiesa fa una pausa per intravedere la gioia del Natale o della Pasqua che prepara e attende. In queste due domeniche, il viola si mescola col bianco per dare così il rosa.

Il verde infine è il colore liturgico del tempo ordinario; lo si porta quando non vi è alcun'altra festa o tempo speciale. Il colore verde evoca la crescita della chiesa, grazie alla linfa vitale donata da Dio.

Ricapitolando

Le vesti liturgiche sono segni molto visibili che ci ricordano che l'Opera di Dio non è un atto ordinario. I celebranti, come i battezzati che prendono posto nel coro come ministranti, indossano l'alba, che significa «veste bianca»; questa è il segno della risurrezione, della vita nuova ricevuta col battesimo. I ministri ordinati portano la stola, in segno della funzione sacerdotale che è stata loro conferita. Colui che presiede l'eucaristia indossa la casula, segno magnifico che egli «ha rivestito il Cristo», in nome del quale sta per agire.
Il colore della stola e della casula cambia secondo il tempo liturgico o la festa celebrata:
Il bianco è il colore della risurrezione e della festa.
Il rosso evoca il sangue del martirio e il fuoco dello Spirito Santo.
Il viola è il colore dell'implorazione e della penitenza.
Il verde è il colore liturgico del tempo ordinario, del tempo della chiesa in crescita.

Queste spiegazioni ci aiutino a percepire la grandezza e la bellezza della liturgia! E, anche se non veniamo tutti con l'alba in chiesa, possiamo rivestire il nostro cuore e la nostra anima della vita nuova del Risorto!

da La Messa ... finalmente l’ho capita del tutto di Pascal Desthieux