L’uomo cerca ... Dio si svela

28 ottobre - I dopo la dedicazione del duomo di Milano

Nei prossimi giorni ricorderemo la festa di Tutti i Santi e offriremo la preghiera nel ricordo dei nostri cari che hanno già sperimentato la morte. Anche e, soprattutto, in queste giornate ritorna l’interrogativo ma al tempo stesso anche la risposta alla domanda: qual’è il contenuto della nostra fede?

Anni fa una casa editrice francese si era rivolta ad alcuni scrittori, filosofi ed artisti chiedendo loro di contribuire ad un piccolo libro dal titolo: “Ciò che credo”.

Le loro risposte, pur essendo in maggioranza cattolici, erano profondamente diverse l’una dall’altra. Verrebbe da pensare che un tale esito sia frutto di interpretazioni erronee. In realtà, la fede è un esperienza profondamente personale e, quindi, coinvolge inevitabilmente ogni uomo e ogni donna. Alexander Schemann, prete cattolico molto attento alla spiritualità orientale riconosce che: «è solo quando un dato insegnamento della Chiesa diventa la mia fede e la mia esperienza, e dunque il contenuto principale della mia vita, è solo allora che questa fede diventa viva».

Ognuno di noi potrebbe raccontare la sua vicenda personale di fede come scoperta di un Dio che, con tutta libertà, si apre e parla all’umanità. Molto più concretamente il bisogno di assoluto che c’è nel cuore di ogni uomo e donna si incontra con la decisione di Dio di farsi conoscere. Alla domanda: Perchè Dio doveva rivelarsi? il catechismo della Chiesa cattolica, nella versione per i giovani, sintetizza così: «Dio non era di per sé tenuto a manifestarsi a noi, ma l’ha fatto per amore. Come nel caso dell’amore umano si riesce a conoscere qualcosa della persona amata solo quando questa ci apre il suo cuore, così noi conosciamo qualcosa del suo pensiero intimo solo perché il Dio eterno e misterioso si è manifestato a noi per amore. Dalla creazione, attraverso i patriarchi e i profeti, fino alla piena rivelazione che ha luogo nel suo Figlio Gesù Cristo, Dio ha parlato in molte occasioni agli uomini. In lui ci ha rivelato i segreti del suo cuore e ci ha permesso per sempre di contemplare la sua intima essenza».

I giorni che vivremo ricordando la comune vocazione del cristiano alla santità e nel riflettere sul senso della morte dell’uomo, sono l’ennesima occasione che ci viene offerta per entrare più in profondità nei segreti del cuore di Dio e del nostro cuore, consapevoli che il senso della vita sta in pienezza nel momento in cui viene accolto il prepotente desiderio di Dio di svelarsi come il Padre nostro.

Nel momento in cui scopriamo tutto questo non resta che passare dalla riflessione alla preghiera, una preghiera-esame di coscienza sul tempo che ci offre il card. Martini:

Io so, Padre, che il mio tempo è prezioso ai tuo occhi perché ti sono figlio.

Un figlio voluto con amore, teneramente concepito e pensato da un tempo immemorabile, dato alla luce e chiamato per nome con giubilo festoso.

Un figlio con ogni cura seguito, anche quando è affidato ad altre mani premurose.

Un figlio cercato in ogni abbandono, anche quando per sua iniziativa si è perduto.

Un figlio generosamente consegnato alla libertà e alla responsabilità che lo rendono uomo e donna.

Io so, Padre, che il tempo che tu mi dai è un dono sincero e che diventa a tutti gli effetti il mio tempo.

Piccola traccia, ma indelebile e irripetibile, di un esistenza personale che attraversa la vita del mondo: tu la riconosci tra mille col tuo sguardo infinitamente limpido e profondo.

Per quanto piccola, labile e leggera sia la linea del tempo che la mia traccia percorre, solido e indistruttibile è il valore di cui è segno fin dal primo istante; pura l’intenzione che vi si esprime; indefettibili il vincolo e la promessa che l’accompagnano.
In ogni istante del tempo il dono si rinnova; e con esso la certezza che, anche se tutti mi abbandonassero, sono desiderato almeno da te, sono sommamente importante almeno per te.

Tu sai bene, mio Dio, che spesso gli eventi del tempo allontanano da te.

Eventi a volte difficili e al limite delle mie capacità di volere e di intendere.

Quando la durezza degli accadimenti mi turba, quando la tua apparente distanza mi ferisce e mi svuota, allora le forze mi abbandonano e la speranza si indebolisce fino a venire meno.

don Mauro