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DOMENICA 21 MAGGIO 2017  -  VI DI PASQUA

LE NOSTRE FESTE PATRONALI

             "...ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo in festa." (salmo 55)

GLI ANIMALI NON FANNO FESTA

Una differenza fondamentale tra il mondo umano e quello animale è che gli animali non sanno ridere e non fanno mai festa; probabilmente le due cose sono legate tra di loro dal fatto che gli animali non hanno il senso della storia e, perciò, non hanno nemmeno il senso dell'umorismo, che, molte volte, è la chiave per una lettura saggia della storia.

Nemmeno ho visto mai gli animali riunirsi in assemblea, se non nei libri delle fiabe; se stanno insieme sono in branco, guidati dall'istinto e non da una scelta personale.

L'uomo, invece, sa trovarsi con altri uomini a causa di una decisione cosciente, voluta, personale. I motivi del radunarsi degli uomini sono molteplici: a volte ci sono diritti comuni o di categoria da difen­dere; altre volte ci si ritrova per comme­morare un fatto storico; ci si riunisce per proclamare solennemente un convincimen­to ritenuto fondamentale per la dignità umana; o per testimoniare un comune senso di dolore o di gioia di fronte a fatti straordinari o eclatanti della vita; oppure ancora, per amicizia, per legami affettivi, per comunanza di convincimenti...

Ognuno di questi momenti assume il tono di una celebrazione, con le sue ritua­lità e le sue leggi: con una sua liturgia.

Che cosa c'è in comune tra gli uomini che si ritrovano per una qualsiasi celebra­zione?

Certamente un fatto, del presente o del passato, è la prima causa del radunarsi in assemblea.

C'è anche la speranza per il futuro, affinché sia migliore delle vicende tristi che si commemorano, o che riproponga amplificato qualche cosa di particolarmen­te positivo che si è già sperimentato.

Ci sono degli ideali da riconfermare e proclamare a se stessi e agli altri, per vive­re meglio il presente e orientare i giorni che devono ancora venire. E' bello scopri­re che si è in tanti ad avere i medesimi ideali intorno ai quali immaginare tempi migliori, sui quali sognare e fantasticare cose meravigliose per l'umanità. Ideali da esprimere con tutte le virtualità dell'uo­mo: il canto, la danza, un pranzo, il sorriso o il pianto, la proclamazione solenne da parte di un rappresentante di tutti.

Un tempo o un giorno dedicati a que­sto sono ben spesi per il bene-essere della comunità umana, per il gruppo di uomini che si è riunito per condividere i medesimi valori e le stesse aspettative: non sono mai tempo e giorno sciupati. Ci riconciliano con la vita e donano sapore alla quotidia­nità: sono come raggio di luce dentro al grigiore di tanti giorni.

I cristiani hanno un giorno particolare di assemblea e di festa nel quale si riuni­scono per ricordare un fatto, passato per la storia e presente nell'eternità di Dio e nella vita del credente: la Morte e Risurrezione del Signore Gesù. Hanno convincimenti comuni che vengono dal Vangelo e dalla persona del Cristo, Parola vivente del Padre: valori che innervano tutta la loro esistenza e che devono continuamente essere riproposti ed affermati, oltre che  vissuti. Hanno il senso dell' appartenenza vicendevole e alla stessa comunità, perso­nale o territoriale che sia. Hanno canti e danze che esprimono la gioia di essere un solo popolo. Celebrano la vita presente e la speranza di quella futura, dove "non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate."(Apocalisse 21, 4)

E in questa celebrazione del passato, con l'apertura al futuro, danno consisten­za di amore al presente in cui sono immer­si cosicché, se sono veri credenti, avendo "la testa tra le nuvole" per la contempla­zione mai esaurita del mistero di Dio, amano questa terra su cui tengono ben piantati i piedi, perché la vogliono con­durre alla festa eterna del Figlio di Dio.

LE NOSTRE PATRONALI

Partono anch'esse dalla storia della salvezza: guai se non avessero al centro il Signore Gesù! Ma sottolineano anche il modo in cui il Vangelo e la salvezza si sono incarnate nelle persone che celebriamo, perché a loro abbiamo dedicato le nostre chiese. Si dice, infatti, che i Santi sono un Vangelo vivente scritto nei vari tempi dell'uomo. Conoscere la loro vita e la loro vicenda cristiana deve essere costitutivo del celebrare: bisogna che la nostra gente conosca i suoi Santi ed essi non siano soltanto nomi vuoti e ripetuti.

A volte viviamo prevalentemente l'aspetto ludico delle nostre feste: lasciamolo alle persone che vengono "da fuori" per farsi una sana abbuffata; ma non dimentichiamo che anche questa può essere una occasione per far conoscere la gioia di vivere di una comunità e la bellezza del suo patrono.

Le nostre feste hanno anche una finalità economica: raccogliere i fondi necessari alla sopravvivenza delle nostre Parrocchie; scopo certamente nobile oltre che utile. Ma anche questa diventi occasione per una sensibilizzazione maggiore della gente che, oggi, va staccandosi sempre più dalla vita di Chiesa.

Celebriamo, dunque, con gioia le nostre patronali!

Un popolo che non celebra nessuna festa è un popolo di morti. Il popolo dei fedeli di Cristo non sia morto e ritorni a rendere sempre più gioiosa la festa.

don Felice