DOMENICA 17 NOVEMBRE 2019 - I DI AVVENTO

                          "Corro verso la meta"

 
(Fil 3,14)
Lettera per il tempo di Avvento dell’Arcivescovo Mario Delpini

   Carissimi,
l'amore gioisce per la speranza dell'incontro, trova compimento nella comunione.
L'anima della vita cristiana è l'amore per Gesù: il desiderio dell'incontro, il sospiro per la comunione perfetta e definitiva alimentano l'ardore.
La dimensione della speranza e l'attesa del compimento sono sentimenti troppo dimenticati nella coscienza civile contemporanea e anche i discepoli del Signore ne sono contagiati. Il cristianesimo, senza speranza, senza attesa del ritorno glorioso di Cristo, si ammala di volontarismo, di un senso gravoso di cose da fare, di verità da difendere, di consenso da mendicare.
Il tempo di Avvento viene troppo frequentemente banalizzato a rievocazione sentimentale di un'emozione infantile. Nella pedagogia della Chiesa, invece, è annunciata la speranza del ritorno di Cristo, specie nelle prime settimane dell'Avvento ambrosiano e nelle ultime settimane dell'anno liturgico secondo il calendario del Rito romano.

Perciò le sei settimane dell'Avvento ambrosiano e le quattro settimane dell'Avvento romano si ripresentano ogni anno come provvidenziale invito a pensare alle cose ultime con l'atteggiamento credente che invoca ogni giorno: «venga il tuo regno».

Paolo confida ai Filippesi il suo desiderio intenso, il suo correre per conquistare Cristo, così come è stato da lui conquistato. Le allusioni polemiche del capitolo 3 della Lettera ai Filippesi non impediscono di cogliere uno slancio che ci farà bene imitare.

Se qualcuno ritiene di poter avere fiducia nella carne, io più di lui: circonciso all'età di otto giorni, della stirpe d'Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo; quanto allo zelo, persecutore della Chiesa; quanto alla giustizia che deriva dall'osservanza della Legge, irreprensibile.

Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.

Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch'io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

(Fil 3,4-14)

Noi, come Paolo, camminiamo nella fede. Amiamo il Signore Gesù, ma non lo vediamo così come egli è; siamo stati conquistati da Cristo e perciò ci sforziamo di correre verso la meta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù.

L'Avvento è tempo di grazia non per preparare la commemorazione di un evento passato, ma per orientare tutta la vita nella direzione della speranza cristiana, sempre lieti e insieme sempre insoddisfatti.

Invito ad alimentare la virtù della speranza: ne abbiamo un immenso bisogno, noi, il nostro tempo, le nostre comunità. Condivido alcuni pensieri per orientare la preghiera, la meditazione, il desiderio.

1. L'aspettativa e la speranza

L'orientamento al futuro è una dimensione irrinunciabile del vivere.

C'è però differenza tra vivere di aspettative e vivere di speranza. L'aspettativa è frutto di una previsione, programmazione, di progetti: è costruita sulla valutazione delle risorse disponibili e sull'interpretazione di quello che è desiderabile.

L'aspettativa spinge avanti lo sguardo con cautela per non guardare troppo oltre, circoscrive l'orizzonte a quello che si può calcolare e controllare. Infatti guardando troppo oltre si incontrano le domande ultime e inquietanti e l'esito al quale è meglio non pensare, cioè la morte.

La speranza è la risposta alla promessa, nasce dall'accogliere la Parola che viene da Dio e chiama alla vita, alla vita eterna. È fondata sulla fede, cioè sulla relazione con Dio che si è rivelato nel suo Figlio Gesù come Padre misericordioso e ha reso possibile partecipare alla sua vita con il dono dello Spirito Santo. Non sono le risorse e i desideri umani a delineare che cosa sia sensato sperare, ma la promessa di Dio. Lo sguardo può spingersi avanti, avanti, fino alla fine, perché l'esito della vita non è la morte, ma la gloria, la comunione perfetta e felice nella Santissima Trinità.

2. L'Avvento pedagogia della speranza cristiana

Siamo condizionati in molti modi a vivere questo periodo dell'anno liturgico come un tempo orientato ad alimentare buoni sentimenti per una sorta di regressione generalizzata, infantile, provvisoria e consumistica. È necessaria una certa lucidità e fortezza per resistere alla pressione esercitata da molte agenzie alleate per la banalizzazione del mistero dell'incarnazione.

Ma i cristiani, celebrando i santi misteri nella liturgia, entrano nella comunione trinitaria offerta dalla Pasqua di Gesù e offrono il sacrificio gradito a Dio, il culto spirituale, in attesa del ritorno glorioso del Signore.

La liturgia che celebriamo è l'esperienza di grazia che trasfigura la vita dei credenti, li rende un cuore solo e un'anima sola, e fa ardere in loro il desiderio dell'incontro "faccia a faccia". Imparare a celebrare l'Eucaristia e la liturgia delle ore è imparare quella docilità allo Spirito che con le parole e i segni rende viva la Chiesa. La priorità più volte raccomandata di curare la celebrazione e favorire le condizioni perché produca il suo frutto, che è la vita secondo lo Spirito nella carità e nella gioia, deve essere ancora perseguita. Nel tempo di Avvento si può sperimentare come la celebrazione sia il principio della vita della Chiesa e ne alimenti la speranza.

La novena di Natale in molte comunità raduna i bambini con proposte che sono orientate a raccogliere il messaggio della nascita di Gesù e a evocare i sentimenti del presepe. È opportuno che anche gli adulti si preparino al Natale perché sia vissuto non solo come "una festa per i bambini", secondo il condizionamento della pressione commerciale. Per gli adulti la novena di Natale o piuttosto — secondo il Rito ambrosiano — le ferie prenatalizie "dell'Accolto" siano piuttosto occasione per la contemplazione, la preparazione alla confessione, la consapevolezza della dignità di ogni persona chiamata a conformarsi al Figlio di Dio che si è fatto figlio dell'uomo perché ogni persona umana possa diventare partecipe della vita di Dio.

3. Imparare a pregare: «venga il tuo regno»

Il tempo di Avvento è un tempo propizio per imparare a pregare. Come i discepoli desideriamo metterci alla scuola di Gesù, ricevere lo Spirito che viene in aiuto alla nostra debolezza e ci insegna a dire «Abbà». I pastori del popolo di Dio, i ministri ordinati, tutti gli educatori possono produrre molto frutto se rimangono uniti a Gesù e se favoriscono l'incontro della gente con Gesù, «il nome che è al di sopra di ogni nome» (Fil 2,9). E non so tradurre in altro modo questo desiderio se non dicendo che dobbiamo essere gente che prega e che insegna a pregare.

Le genti che formano la comunità cattolica che vive nelle nostre terre hanno un patrimonio di preghiere e di devozioni: la condivisione delle ricchezze di ciascuno e di ciascuna comunità può anche alimentare la confusione delle liturgie ma, se ben pensata e ben gestita, contribuirà a tenere vivo lo stupore per una Chiesa viva, a proprio agio nella storia e nella cultura di ogni popolo.

La speranza è quell'affidarsi alla promessa di Dio che confessa l'altezza del desiderio e insieme l'impotenza: perciò preghiamo come Gesù ci ha insegnato: «venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà» (Mt 6,10), perciò «lo Spirito e la sposa dicono: "Vieni!"» (Ap 22,17).

L'attivazione di scuole di preghiera può essere il servizio che le comunità cristiane offrono perché «chi ha sete venga; chi vuole prenda gratuitamente l'acqua della vita» (Ap 22,17).

4. Il segno della vita consacrata

Una grazia incomparabile che la nostra Chiesa ha ricevuto e che ha molto fruttificato nei decenni passati è la vita consacrata nella sue varie forme. La vita consacrata è la risposta a una vocazione ad essere testimoni del Regno che viene. Perciò le comunità di vita consacrata e le persone consacrate possono farsi carico di insegnare a pregare come espressione particolarmente coerente con il loro carisma, messo a servizio dell'edificazione di tutti. Il tempo di Avvento può offrire l'occasione per invitare la gente a condividere la preghiera, a conoscere più da vicino la gioia e la speranza dei consacrati e delle consacrate, a raccoglierne la "provocazione" a confrontarsi con una scelta di vita e con una testimonianza di vigilanza nell'attesa. È il modo cristiano di interpretare la vita, la morte, la gloria.

Tra le varie forme di vita consacrata riconosciamo poi la testimonianza peculiare della vita contemplativa, dei monasteri che curano in modo particolare la preghiera e la vita liturgica; la vita claustrale esprime con forza la vigilanza nell'attesa; è bene in questo tempo poter attingere dalla loro spiritualità per il nostro cammino di Chiesa.

Molte comunità di vita consacrata sono composte da persone di diversa cultura e sono radunate dall'unico carisma per coltivare l'unica speranza e l'unica profezia: dobbiamo chiedere che aiutino tutta la comunità cristiana come "laboratori" della Chiesa dalle genti che stiamo costruendo, per grazia di Spirito Santo.

5. La fecondità della Vergine Maria

Nel tempo di Avvento Maria di Nazaret, Madre di Gesù e Madre nostra, è presenza incoraggiante e feconda: vorremmo sperimentare un poco della sua beatitudine ed esultanza («beata colei che ha creduto dell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto»: Lc 1,45; «il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore»: LC 1,47). La devozione a Maria, che tanto caratterizza la nostra Chiesa, è chiamata a rivelare il suo contributo a edificare la Chiesa nella sua obbedienza a Gesù («Qualsiasi cosa [Gesù] vi dica, fatela»: Gv 2,5). L'esperienza di fede di Maria, nel realismo con cui ha vissuto l'incarnazione del Verbo di Dio, nell'intensità affettuosa del rapporto personale con il suo figlio e nostro Signore Gesù, nel dramma straziante della passione e morte, nella partecipazione alla gloria del Figlio risorto accompagni la nostra esperienza di fede, la renda semplice e sobria, tutta orientata a riconoscere la presenza del Risorto, a perseverare nella preghiera per invocare il dono dello Spirito che riveste di potenza per la missione.

6. La fatica del tempo

L'attesa della manifestazione gloriosa del Signore non è un tempo inoperoso e il tempo di Avvento nella vita delle nostre comunità è, in genere, particolarmente intenso. I preti, i diaconi e tutti i collaboratori che visitano le famiglie, coloro che promuovono momenti di preghiera, di ritiro, di approfondimento teologico e culturale sperimentano talora una fatica estenuante. Ci sentiamo in sintonia con Paolo: «perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti» (Fil 3,10-11). Anche nel momento dell'intensificarsi della fatica possiamo sperimentare che la situazione diventa occasione.

È però necessario anche vigilare per non esagerare: l'esagerazione nel fare rischia di inaridire l'anima, se non pratica un ritmo sostenibile di preghiera e di riposo. Non siamo portati a risparmiarci, ma non siamo chiamati a logorarci. È bene pertanto che anche i preti e gli operatori pastorali possano trovare nel

tempo di Avvento momenti di ritiro, di condivisione, di fraternità per ricreare le energie da destinare al servizio della comunità, tenere vive le motivazioni e perseverare nella speranza.

Carissimi,
desidero che giunga in ogni casa e ad ogni persona l'augurio per un lieto e santo Natale.
La celebrazione del mistero dell'incarnazione del Figlio Dio non può essere un guardare indietro: piuttosto, imitando Paolo, protesi verso ciò che sta di fronte, corriamo verso la meta. L'esito della nostra vita è il compimento nella gioia di Dio: siate sempre lieti, irradiate la gioia, testimoniate la speranza.

Che Dio vi benedica tutti.